Il Castello di Laviano


LA STORIA DEL CASTELLO DI LAVIANO


Il Castello di Laviano si inserisce nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate dal X sec. (spesso su preesistenti insediamenti difensivi posti lungo le direttrici ubicate a ridosso delle principali vie di comunicazione) che collegavano il mar Tirreno con la Puglia attraversando anche la valle del Sele (in Campania) e la Basilicata. Il fenomeno dell'incastellamento medievale ha valorizzato i paesi interni, arroccati sulle alture, migliorando le condizioni di vita delle loro comunità.
Detto Castello è stato fondato dal Conte Guglielmo che lo ha ubicato in una posizione strategica sia per l'osservazione del territorio, sia per la difesa: alla sommità del promontorio, a picco sulla rupe dell'Olivella e sul profondo vallone esistente tra il paese e la montagna nonché con una visuale a 360° sulla vallata con i relativi valichi.
Come tutti i Complessi fortificati numerose e consistenti sono state le stratificazioni, gli ampliamenti, le ristrutturazioni ed i cambiamenti d'uso degli ambienti: ciò è testimoniato, soprattutto, dalla eterogeneità riscontrata nelle murature, nelle tecniche costruttive e nelle soluzioni architettoniche. Anche i danni subiti a seguito dei diversi terremoti, avvenuti nel tempo in tale territorio, ed i conseguenti interventi edilizi hanno di certo apportato modifiche al suo assetto.
Si pensa che, inizialmente, si limitasse ad un avamposto, presumibilmente il "mastio", con la cinta muraria ed i fossati. Lo stesso ponte di attraversamento del fossato principale, tuttora esistente, in origine aveva solo una delle due attuali arcate (cioè quella prossima al corpo di guardia), mentre il tratto successivo (verso il fortilizio) poteva essere superato con il ponte levatoio in legno che veniva calato dalla torre maggiore.
castello-salerno-laviano-campaniaRispetto alla configurazione originaria, con il passare del tempo, nel Castello hanno acquistato sempre più consistenza la definizione perimetrale con l'esecuzione di altre torri angolari, con la realizzazione delle costruzioni prospicienti la corte interna e con l’arricchimento dell’apparato decorativo delle facciate, ad esempio, con l'apposizione all’ingresso, nel fronte principale, dell'importante portale lapideo.
Dalla fine del XVII sec. la famiglia D’Anna ha posseduto il fortilizio per quasi due secoli  realizzandovi vari cambiamenti all'assetto dell'impianto distributivo ed alla sistemazione della corte interna come nel caso della scalinata addossata alla facciata opposta a quella dove è presente l’ingresso che ha consentito l’accesso diretto alla Cappella rendendola così, eventualmente, fruibile dalla comunità lavianese in occasioni particolari.
Sino al sisma del novembre 1980 il Castello, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni e seppure oramai in disuso, aveva conservato prevalentemente l'aspetto iniziale, perciò difensivo, non essendo mai stato trasformato da chi lo ha posseduto in una vera e propria residenza gentilizia.
Nella "Relazione sullo stato attuale dei castelli in provincia di Salerno", redatta dall'Istituto Italiano dei Castelli nel febbraio 1967, è scritto
"pressoché integralmente conservato all'esterno è il castello di Laviano. Il vasto edificio è stato di recente acquistato dal Comune, ma è difficile dargli una destinazione. Gli uffici pubblici che un tempo vi erano ospitati furono trasferiti in sede più centrali. Successivamente il castello è stato oggetto di continue spoliazioni sicché all'interno è attualmente tutta una rovina".
Intenso è sempre stato il rapporto tra questo fortilizio ed il paese: di dominio, data la posizione nel sito più elevato del promontorio, ma, al contempo, di protezione. Ugualmente, sembrava che lo stesso abitato sostenesse, a sua volta, il Castello essendo originariamente incastonato nel pendio collinare immediatamente sottostante e tenuto conto della fitta trama del suo impianto.
Il terremoto del novembre del 1980 ha distrutto Laviano e provocato danni ingenti anche al Castello dove gran parte della muratura è crollata e tutti i solai piani lignei sono andati perduti, sfondati dal peso delle macerie, oltre alla quasi totalità delle volte. Inoltre, anche l’avancorpo (o baluardo di guardia) è stato molto compromesso ed un ampio tratto della volta a botte che copre la cisterna dell’acqua (posta al di sotto della corte interna) ha ceduto. Al sisma è seguito un lungo periodo di totale abbandono e, perciò, di massima esposizione agli agenti atmosferici nel corso del quale sono avvenute ulteriori scosse telluriche (ripetutesi anche negli anni più recenti): per molti anni tale fortilizio sembrava essere stato ringhiottito dalla terra.

L’intervento sul Castello, eseguito dalla Soprintendenza tra il 2004 - 2008, ha rappresentato il primo "restauro" realizzato a Laviano dopo il terremoto del 1980: è stato, perciò, non solo il primo bene culturale, ma in assoluto il primo immobile recuperato e restituito al paese! La Regione Campania ha, infatti, assegnato alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino (così come attualmente denominata) un finanziamento della Comunità Europea di importo limitato, date le condizioni in cui versava l’immobile (ammontando complessivamente a 981.268,10 euro), ma che ha permesso di appurare e di individuare chiaramente che:
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  • l’accesso al Castello avviene superando, dapprima, un piccolo ponte (ad un unico arco) sul fossato minore che introduce nell'avancorpo (o baluardo di guardia) e, poi, attraversando il fossato maggiore, con un ponte a due arcate nonché varcando il portale di ingresso che conduce alla sua corte interna;
  • l’avancorpo (o baluardo di guardia), sopra menzionato, si compone di due livelli tra loro non comunicanti. Il piano superiore (per la maggior parte crollato) comprendeva un vano ed un ambiente di passaggio il cui ingresso è definito da un portale lapideo (ora ricollocato in sito) con sovrastante stemma solo parzialmente ritrovato (ora esposto). La copertura era a due falde;
  • l’area compresa tra il suddetto baluardo di guardia ed il ponte sul fossato maggiore un tempo costituiva una piazza scoperta (ad esempio nel XVII sec.), mentre, successivamente, ha preso un assetto non più pianeggiante ed è stata piantumata con conifere;
  • le cinte murarie si sono evolute in funzione degli ampliamenti realizzati nel Complesso fortificato. Si presume che quella iniziale riprendesse l’attuale perimetrazione del Castello, i fossati e l'avancorpo congiungendo la torre di sud/ovest con quella posizionata a nord (cioè il mastio) e delimitando le estremità del fosso di maggiori dimensioni;
  • il fortilizio ha pianta trapezoidale con cinque torri (ai vertici della poligonale), una corte interna anch'essa planimetricamente irregolare e corpi di fabbrica a due e/o a tre livelli (dei quali, allo stato, sono presenti i soli piani inferiori);
  • l'ingresso al Castello è arricchito da un maestoso portale lapideo (crollato con il terremoto ed ora ripristinato) che, un tempo, racchiudeva il massiccio portone ligneo;
  • i piani seminterrati contengono la scuderia, le stalle, i lavatoi, il frantoio e le cantine, mentre i livelli superiori erano destinati a fini residenziali, di rappresentanza, di culto e difensivi. Si ritiene che la porzione del fortilizio di uso diretto del feudatario e/o di rappresentanza fosse quella prospiciente la corte (a sinistra entrando) e collocata al piano rialzato dove sono presenti ambienti ampi, bucature contorniate da cornici lapidee sagomate ed omogenee. L'accesso a detti locali, marcato da un notevole portale in pietra (coevo con le cornici delle finestre), avveniva con una scala a tre rampe (anch’essa in pietra e della quale resta la sola base);
  • l’aspetto dei prospetti, tuttora sobrio e compatto, nell’intera conformazione era di certo imponente. L'articolazione compositiva delle facciate si caratterizza dalle varie finestre (per lo più rettangolari e contorniate in pietra) e/o dai diversi accessi con portali lapidei di diverse datazioni. A questo riguardo si ritiene che i portali più recenti siano quelli inseriti nell'avancorpo e nella facciata di fondo della corte (riferibili  al XVII - XVIII sec.) crollati, ma ora ricollocati in sito;
  • i tetti (già prima del 1980 inesistenti) erano a due falde sulle porzioni edilizie lineari, mentre a cono sulle torri circolari, con manto esterno in coppi e grondaie/pluviali in elementi in argilla;
  • i vani erano coperti, quasi sempre, con solai piani in legno (travi e sovrastante tavolato). Pochi erano gli ambienti voltati: ad esempio vi era la volta a “vela” nella cappella, a “crociera” nella loggia con i lavatoi ed a “botte” nella scuderia/stalla, nell’androne o nel corpo scale. Alcuni ambienti interni delle torri presentavano, invece, delle cupole;
  • la costruzione ha muratura in pietra di spessore variabile (anche di 2 m.) che si eleva direttamente dalla roccia. Attualmente si conservano i muri dei piani seminterrati e parte di quelli dei livelli rialzati rispetto alla quota della corte interna scoperta;
  • ai diversi ambienti e/o spazi del Castello si accede con scale, rampe e gradinate tutte in pietra. L'androne (che dall'ingresso del Castello introduce alla corte interna) ha conservato la pavimentazione in selciato di pietrame, mentre è andata distrutta la volta a botte delimitata da due arcate a tutto sesto;
  • la cappella ha pianta regolare, copertura voltata (ora crollata) e preserva tracce dell’altare a muro con a lato un’acquasantiera;
  • il corpo di fabbrica, ubicato contiguamente all'androne e posto alla sua destra (entrando nella corte), prima dei crolli conteneva più rampe di scale che portavano all’ultimo livello della torre circolare di maggiori dimensioni individuata anche come “mastio”. Si è convinti che in questa torre vi sia al livello inferiore la cella nella quale venivano incarcerati i principali nemici in totale isolamento. Nella parte superiore, invece, l'Amministrazione Comunale, negli anni ’60, aveva inserito il serbatoio dell'acqua funzionante sino al terremoto;
  • l'ala edilizia collocata a sud/est, presumibilmente un tempo destinata alla servitù e/o ai militi, presentava, sino al novembre 1980, tre piani, vani più raccolti e minori decorazioni nelle facciate. Attualmente è ritornato visitabile l'intero livello inferiore seppure rimasto prevalentemente scoperto, del quale è stata consolidata solo parzialmente la cortina muraria prospiciente la corte. In tale piano seminterrato sono stati rinvenuti una loggia con pianta trapezoidale, coperta con due volte a crociera (parzialmente crollate) e dotata di una grande apertura arcata sul vallone come pure un ambiente rettangolare di maggiori dimensioni planimetriche, spartito da arcate a tutto sesto, un tempo suddiviso in più vani e con volta a botte (collassata). Quest'ultimo locale per una porzione era, di certo, adibito a scuderia e/o stalla, mentre altri suoi spazi (dati i frammenti di affresco, le tracce di decorazioni in stucco di un certo pregio o elementi similari a degli scolatoi) denotano un uso diverso e non connesso al ricovero di animali;
  • il livello seminterrato del volume posizionato, invece, a sinistra entrando nella corte, ora consolidato e recuperato anche con il ripristino dei solai in legno, era, invece, utilizzato per la conservazione e la trasformazione dei prodotti agricoli;
  • la muratura esterna perimetrale (prospiciente anche il fossato), che costituisce il lato minore del fortilizio posto a sud/ovest, denota la presenza di un ulteriore corpo di fabbrica (andato distrutto già prima del terremoto del 1980) il cui livello inferiore poteva essere un loggiato rivolto verso la corte interna tenuto conto della continuità dell'acciottolato anche nello spazio che doveva , presumibilmente, essere interessato  da detta costruzione;
  • l'ultimo piano del castello, interamente distrutto, presentava aperture esterne di minori dimensioni. Si presume che tale livello fosse accessibile tramite due scalinate poste alle estremità;
  • il cortile scoperto, originariamente presumibilmente in terra battuta, è stato con il tempo pavimentato in acciottolato e cordoni in pietra. Detta pavimentazione è stata rimessa in luce e solo in parte integrata con materiale similare;
  • un pozzo in pietra riferibile anche al XIII sec. (rinvenuto durante i lavori nella quasi totalità dei pezzi sul fondo della relativa cisterna per la raccolta dell'acqua sottostante la medesima corte, di notevoli dimensioni plano-altimetriche e coperta con volta a botte) è posizionato al centro dello spazio interno scoperto;
  • la corte interna del fortilizio ha subito, anch'essa, delle modifiche nel corso dei secoli determinate, principalmente, dall'evolversi delle necessità di accesso ai diversi livelli ed ai vari ambienti. Si ritiene che l'ultima trasformazione significativa apportata sia avvenuta nel XVIII sec. e riguardi l'inserimento della gradinata estesa all'intera facciata di fondo della corte (cioè contrapposta all'ingresso) di raccordo con il piano rialzato e sovrapposta alla precedente pavimentazione in acciottolato.
La Soprintendenza, con detti lavori di consolidamento e restauro, non è riuscita a completare il recupero del Castello e molto resta ancora da fare, ma ha raggiunto, comunque, risultati molto significativi poiché, oltre a rendere nuovamente leggibile il Complesso fortificato, ha fatto riscoprire alla collettività lavianese (e non solo ad essa) questo monumento di notevole interesse artistico-architettonico e per un lungo periodo dimenticato nonché di rilevante valore sociale ai fini della riappropriazione della memoria storica e dell'identità culturale dei luoghi.
Infine, tale intervento ha avviato un riavvicinamento del passato non limitato alla costruzione, ma inteso come ricucitura del nucleo con il contesto ambientale circostante e riqualificazione delle importanti risorse soprattutto naturali del territorio di Laviano.